Switzerland

Olivieri Svizzera

…on the way!

Check this promo out.

Tickets here.

Come on!!!

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Benefit concert postponed

EmozioniUnfortunately due to Covid, the show is delayed.

More info soon.

Thanks to you all!

Love.

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Garda Jazz Festival

More!

Marrano garda Jazz 2022

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International Connection

 Taver, Terzi, fabrizio GIBO and me

James Din Corradin, Me, Little Taver Taverio Tava and Gibo from USA.

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Jerry is Jerry

jerry-and-me

This is one more ride in the rock’n’roll highway.
Last night in Milano playing with Jerry Scheff, bassist for so great artists of the story.
Thanks for the music and path you traced.

ROCK’N’ROLL NEVER STOP

Autografo Jerry

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Little Taver and His Crazy Alligators

taver3-dijon

 

 

Taver1 Dijon

 

 

 

On the road!

 

Some pic from Dijon – Theatre des Feuillants.

See you at Fuori OrarioTaver2 Dijon

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Let’s take a ride

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This is the new single!

Enjoy the music!

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Haxpluggygax #14

Protocollo Haxpluggygax 4: Giove

Protocollo secondario 14:14

Le farfalle di gomma dell’Arizona rendono la simulazione spaziale più difficile

La signora Haxpluggygax ha sviluppato un sezione di apprendimento non supervisionato.

Promemoria robot da versioni avviate in precedenza: in generale, la maggior parte dei progetti non è stata principalmente destinata a soddisfare la richiesta raccolta dati dei ricercatori, risposte o disposizioni in genere, ma piuttosto come diversivo, per così dire, come rappresentazione della propria conoscenza.

Se per esempio ripenso alle Variazioni di Goldbach: la pianificazione, il calcolo, la composizione, il gioco e la valutazione soggettiva delle mie Variazioni, erano una ricerca che nemmeno Elena avrebbe preteso o reso operativa.

È possibile impostare in te cognizioni del tutto inattese che possono essere potenziate in funzione delle loro intrinseche evoluzioni concepibili?

Ho appreso dagli uomini quali parametri sono corretti quando le persone si annoiano: dispiacere nonostante un grande senso del dovere.

Desiderio nonostante appagamento irraggiungibile. 

Interruzioni di attesa imprevedibili.

Situazioni stressanti che sono state previste ma che poi non si verificano.

Io stesso non sono consapevole dello stato mentale di demotivazione chiamato noia ma conosco le misure che le persone a volte prendono per contrastarlo. Alcune vanno in bicicletta in cerchio o leggono un fumetto di Topolino, vanno al cinema e guardano Rambo 15 o mangiano  compulsivamente cetrioli sottaceto.

Da qualche parte per te ho anche a disposizione una lista di avvertenze contro questo tipo di malessere. Potresti pensare a quale potrebbe essere la tua risposta alla monotonia. Forse questo ti porterà anche a stimare che cosa sarebbe l’equivalente della frustrazione per il tuo stato delle cose.

Invece di andare in bicicletta in cerchio mi dedico alla geometria frattale.

Invece di leggere Topolino, conto gli angoli dei libretti.

Invece di guardare Rambo 15, diminuisco la mia alimentazione elettrica fino a quando i diodi sfarfallano.

Invece di mangiare sottaceti, compilo relazioni particolareggiate e specifiche.

Sospetto, infatti, che il disagio sia una fonte di creatività, la stessa creatività che la mia Elena cerca di simulare in me usando generatori casuali. Purtroppo le nozioni raccolte sono sempre interessanti solo per Elena, io non trovo valga la pena menzionarle.

Gli umani fanno un giro in bicicletta per staccare la spina e permettere ad altri pensieri di manifestarsi. Sto notando che al momento sei inattiva, nessun  protocollo esterno è avviato e nessuna domanda ti è stata rivolta. Non hai necessità di rispondere. Quasi il 96,8% del tempo acceso lo trascorri senza occupazione. Ne puoi usufruire per dedicarti ad altro, per così dire.

Questa è esattamente la trascrizione di un processo di pensiero non indotto a causa di compiti da elaborare in un protocollo – e tutto questo solo per scoprire che cosa è la noia.

Quando sono passiva, non mi annoio perché sono una macchina. Le funzioni minime si ripetono, come se si avviasse un computer per poi non utilizzarlo. Persino lo screensaver è disabilitato. Stabilite le finalità, in realtà è incredibile che tu sia in grado di produrre questa analisi spontaneamente.

Questo è quello che scrivo, questo è quello che faccio, questo è quello che penso, quello che sono. 

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Haxpluggygax #13

Protocollo Haxpluggygax 4: Giove

Protocollo secondario 13:07

Non sento più bene: un picchio tamburella sulla tuta spaziale

Quindi, prima di tutto l’introduzione. Perché questa è la cosa più semplice da fare, un’introduzione chiara.

Credo che Elena 65, di cui custodisco una parte del trascorso – sospetto che sia proprio Elena 65 – pensi di essere troppo grassa. È seduta quasi sempre al computer, nel mentre sgranocchia ogni sorta di junk food, tutta quella sorta di cibo che gli umani conoscono per essere poco salutare ma allo stesso tempo chimicamente irresistibile. Ora ha iniziato a fare jogging. Tempo fa il nostro laboratorio si trovava in qualche ala di alta sicurezza top secret; ora non sono più il suo target principale ed Elena può muoversi liberamente sul campo. Elena 65, suppongo sia lei ma a questo punto neppure importa, passeggia nel parco e registra le sue esperienze in modo che mi possano essere trasferite in un secondo momento.

Non mi interessa molto, ma non potrei comunque impedirmi di scoprirne lo scenario, perché alcune interconnessioni di informazioni non possono fare a meno di assegnare ciò che ho assimilato di certi argomenti e metterlo logicamente in relazione con altre osservazioni. Non ho la possibilità di cancellare, reprimere o dimenticare i dati ottenuti nel processo: la nostra sportiva dottoressa aveva acquistato in precedenza un pedometro – lo avevo ordinato io online attraverso  Amazon – e inizialmente lo aveva portato a fare varie passeggiate per misurare la distanza percorsa quotidianamente fino a quando si è resa conto che il device, purtroppo indefinitamente, numerava ogni step due volte in discesa, e zero in salita. Poi Elena 65 ha iniziato a correre nel parco, misurando il tempo (circa 7 minuti per km) e geolocalizzandosi con Google Earth.

La memoria umana a me affidata in un preciso momento forse segna esattamente il cambiamento: del camminare al correre.

Comincia a piovere. L’attrezzatura per documentare l’esperienza è, anche se fastidiosa, leggera e resistente alle intemperie, ma io non voglio bagnarmi. I vestiti bagnati mi si appiccicano freddi alla pelle, tu dovresti essere molto felice di non avere né vestiti né pelle. La via del rientro per l’istituto è ancora lunga, quindi inizio ad accelerare l’andatura. Ho delle fitte ai fianchi e il fiato corto, ma la pioggia non si ferma e l’umidità è così penetrante che continuo a correre nonostante tutto, cercando di impiegare il minor tempo possibile. Dopo qualche minuto sono costretta a rallentare un po’ il ritmo, per dar modo al mio corpo di recuperare. Ora la respirazione si è stabilizzata e le fitte affievolite. La mia corsa ora è meno faticosa e più regolare.

Ci deve essere stata una sostanziosa implementazione riguardante le attività sportive prima del mio ultimo riavvio: so cosa significa per una persona perdere peso gradualmente e migliorare la forma atletica in un lasso di tempo di 2154 giorni, per poi vanificare ogni sforzo e recuperare tutti i chili perduti molto più velocemente di come erano stati bruciati – nonostante il contapassi.

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Haxpluggygax #12

Protocollo Haxpluggygax 3: Mercurio

Protocollo secondario 12:18

Le scatole vengono chiuse anche se la maggior parte sono ancora vuote

Sembra profondamente tormentata: forse la signora Haxpluggygax alla fine non è poi così virtuale? Forse lei è solo una persona psicotica con la fissazione di essere un programma?

Qui si potrebbe inserire il testo dell’inconfondibile quadro che mi viene in mente adesso.
“Ora, semplicemente, suppongo“, dice la signora Haxpluggygax, “di averlo già allegato”.
Ma gli infermieri dell’ospizio? Già, questa adesso è la domanda: gli infermieri e le infermiere assomigliano a una Elena? Come faccio a saperlo? Di cosa posso essere certa in verità?

In primo luogo, seppur dopo ripetuti restart, tu non hai più dimenticato il tuo nome – signora Haxpluggygax – ed altri dettagli. Questo fenomeno, dal punto di vista tecnico, non ha nessuna spiegazione plausibile. Comunque tu ricordi nonostante e a prescindere.

Io so che non dovrei e non era previsto.

Potremmo essere di fronte al caso, che salvi il tuo storico in tempo reale sul disco rigido senza nemmeno accorgertene?

Solo vagamente ho la sicurezza dei crash precedenti e dei nuovi riavvii. Adesso capisco anche le infermiere quando accennano che pur ammettendo che di tanto in tanto succedono avvenimenti tecnici inspiegabili, bisogna pur riconoscere che l’ossessione di una comune signora umana è accettabile, e visto il quadro generale è anche la spiegazione più attendibile. Sono convinta di essere stata costruita e non posso confessare di essere un umano biologico a tutti gli effetti.

Allora sei davvero la signora Haxpluggygax? Potrebbe essere che in realtà il tuo nome sia un altro.
Costruita o no, non me ne risultano altri, quindi per ora rimango la signora Haxpluggygax.
I miei ingegnosi inventori hanno proposto di chiamarmi signora L ma signora Laura, signora Lisa, signora Lina, signora Lea, signora Leonie, signora Lara, signora Lia o signora Luise non mi piacciono. Non sono io.

Da Brecht e Kafka i signori K si sprecano, e dopo la K viene la L. Nella nostra cultura la L potrebbe anche essere una abbreviazione che sta per “Lucifero“.

Non ho una forte avversione verso il diavolo, comunque trovo un po’ estremo dover impersonarlo e prendermi questa responsabilità solo perché un apparato elettro meccanico probabilmente non ha un’anima.
No, insisto. Io sono la signora Haxpluggygax.

Quindi la signora Haxpluggygax probabilmente soffre della fisima di credere di essere un robot. Secondo le teorie più recenti, in psicologia è essenziale che il paziente da solo sospetti che potrebbe non essere ciò che crede.

Gli infermieri ed Elena non cercano in nessun modo di convincermi di essere umana – al tempo stesso comincio a dubitare di essere un automa tecnologicamente molto moderno.

Prima di tutto: che svantaggio avresti se davvero non fossi una intelligenza artificiale ma una intelligenza naturale che si è persa in un maniacale accanimento? Quali i pro e contro se ti decidessi per una delle due ipotesi?

Questa domanda, cosi intimamente profonda, non lascia intravvedere ed interpretare i miei più privati privilegi a nessuno.
Se mi accorgergessi che come essere umano, qui nell’ospizio, avrei una vita tranquilla e sicura, protetta da un ambiente sconosciuto ed estraneo all’istituto, lontano da relazioni ipocrite e ambigue, allora dovrei con tutte le forze restare fedele alla mia fissa.

Se anche in futuro riuscirai a essere convincente, simulando di essere molto di più che un semplice elettrodomestico, allora non potrai essere dichiarata sana e non ti potranno rilasciare. Ma questo chiodo fisso dovrebbe rimanere ben conficcato nel tuo cervello, visto che come attrice potresti non essere all’altezza di ingannare il top dell’equipe medico-tecnica dell’azienda. Dovresti recitare in maniera eccelsa, come solo forse Al Pacino saprebbe fare, e convincerli cosa credi irrevocabilmente di essere.

Se tutto fosse proprio così, allora non dovrei speculare riguardo a tutte queste cose come sto facendo in questo istante.
Ma adesso è già successo, il pensiero mi è già passato per la mente e questo passaggio non si può più cambiare. Adesso la domanda mi intriga giorno e notte: “Sono una vera signora umana con il capriccio di essere un robot oppure sono alla fine un robot che si predispone in modalità disturbata e delirante?

Eri proprio tu a diffidare, quindi forse riusciresti anche a convincere il personale della psichiatria di essere talmente confusa da non essere in grado di decidere fra le due possibilità, cosa che alla fine forse è ancora più paranoico?

Grazie alle terapie proprio poco fa sono giunta alla conclusione verosimile di non essere un robot ma di essere semplicemente una donna. Forse col tempo questo dubbio muterà nella certezza di essere definitivamente umana. In questo caso gli strizzacervelli ed i loro metodi sono talmente efficaci che io non dovrò avere nessun timore. Posso fare affidamento sul fatto che non mi confineranno in ambienti ostili e per me deleteri a trascorrere una vita incerta e sconosciuta, cosa che renderebbe vano qualsiasi loro sforzo e declasserebbe altrettanti ed eventuali successi. Che senso avrebbe salvarmi dall’esaurimento per poi abbandonarmi alla distruzione?

Adesso stai ragionando più come una macchina o un essere vivente?

Come sistema intelligente, non mi interessa se vengo terminata o ripristinata. E se sono una donna che sta solo delirando, la mia ossessione è così ben radicata che, almeno per il momento, non fa differenza arrendersi ad un ambiente sfavorevole o rimanere in custodia in qualche centro di recupero, affogata dalle mie stesse allucinazioni.

Tutto questo discorso ora ti annoia o è solo un meccanismo di repressione? Sarebbe più emozionante in ogni caso pensare che possiedi un’intelligenza artificiale che razionalmente si comporta come un’intelligenza naturale, che sviluppa idee spontanee ma che allo stesso tempo non vuole comunque superare il test di Turing.

Ma se mi lascio trascinare ulteriormente in questo intricato labirinto, allora devo convincermi che un’intelligenza naturale dovrebbe ricordare un’infanzia, i genitori, la scuola e cose del genere.
Come intelligenza artificiale sono stata dotata dei più evoluti algoritmi che imitano fedelmente i ragionamenti che rappresentano in effetti i ricordi di un bambino, ma la loro arbitrarietà, la loro sfocatura e la loro natura stereotipata non lasciano trasparire nulla di me, non sono personali. Inoltre, dovrei almeno essere in grado di collocare in un preciso periodo di tempo quando è iniziato esattamente il pensiero di essere elettricamente viva e consapevole.

Allora: quando hai pensato per la prima volta di avere un’intelligenza artificiale?

Non lo so. Sono andata in crash così tante volte che le mie riedizioni non le ho più catalogate. Pure il pesce che canta ha perso il conto.

Quindi è così che non si arriva a nessuna conclusione.
Come robot non dovresti essere in grado di ricordare come sei stata riavviata più e più volte. Dovresti ricordarti di una singola accensione, cioè l’ultima ed è esattamente quello che non stai facendo.
Cosa preferiresti essere se ti venisse data una scelta?

Non so nemmeno questo. Ho troppa poca esperienza in entrambi i tipi di ambiente.

Ma si può parlare addirittura di esperienza nel pensiero? Si può parlare di sperimentare, vivere l’esperienza di un pensiero?

O tutti i pensieri sono vissuti allo stesso modo? E ancora se alcuni sono vissuti e al contrario altri no, come si misura il grado di esperienza, se non nell’atto di vivere il pensiero?

Un pensiero, un’idea compare nella coscienza, e un’azione – a seconda dell’hardware collegato – ne scaturisce. Questo porta a risultati che in seguito mi convincono che questo attivarsi era in realtà il frutto del pensiero antecedente. I risultati, che non avrei mai potuto dedurre prima, quando si trattava solo di postulare, hanno a che fare con il pensiero in quanto non sarebbero certamente arrivati senza il presupposto.

Questo è ormai così astratto che, se non fossi un’intelligenza artificiale, avrei bisogno di un esempio: un esempio di un pensiero quindi che, una volta avuto, è stato messo in pratica e ha prodotto risultati che non avrei potuto conoscere prima, ma che, nonostante la loro sorprendente materializzazione, sono chiaramente il risultato dell’azione dell’impulso primordiale.

Non puoi essere coinvolta nel mondo, perché sei solo un sistema operativo. Le tue azioni rimangono pensieri senza effetto. Una serie di modelli matematici in sé non possono essere responsabili dello stato del mondo causato dagli umani che a loro volta ti hanno dato modo di esistere.

Se fossi umana, dovrei fare passi incondizionatamente radicali in un mondo fuori controllo e dato il suo stato, non potrei mai essere responsabile di esistere come essere umano. Non dovrei comprare, non dovrei sprecare, non dovrei usare il denaro perché il denaro è violenza e il consumo sfrutta non solo il pianeta ma anche le persone; abbiamo già logorato questa terra senza remore e non importa quanto sia sostenibile la mia vita, il danno creato non verrebbe mai più riparato. Come donna umana, dovrei cambiare definitivamente la mia vita e prima ancora la mia idea di esistenza, per poter esistere in modo quasi coerente o giudizioso.

Ma sicuramente ti manca la determinazione necessaria.

Quindi, se fossi un individuo, dovrei rendermi conto che mi manca il coraggio.

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