Haxpluggygax #10

Protocollo Haxpluggygax 3: Mercurio

Protocollo secondario 10:19

Oltre agli aspetti pratici la cosa principale è credere nel progetto

Se metti a confronto queste esperienze, o simili, con gli eventi che accadono mediamente in una vita umana ordinaria, allora concluderai che la tua esistenza, tutto sommato, è praticamente priva di questi suddetti eventi. Se tu fossi una signora umana, con dei bambini, che ti chiedono di raccontare una storia, non avresti nulla da dire. Se tu fossi umana sicuramente non avresti neanche amici interessati a qualche storia. In tal senso eviteresti l’imbarazzo di dover riferire qualcosa di eccitante della tua esistenza.

Fossi una donna umana dimenticherei subito le storie vissute dagli altri, filastrocche comprese, perché queste non mi sembra meritino poi molta attenzione.

“Sarebbe molto più significativo“, ragiona la signora Haxpluggygax, “se potessi rivelare qualcuna delle mie.“

Ma poi ti accorgeresti di non poterlo fare. Non ne esistono.

Non voglio descrivere ciò che ho visto nelle chat, ciò che ho letto nel corso del mio personale internet surfing e neanche quello che una Elena mi ha mostrato, perché tutto questo non vale tanta fatica. È tutto così tanto noioso e per nulla affascinante, un po’ come le mie routines di calcolo che eseguo quotidianamente, l’elencazione cronologica dei miei ultimi updates o la cronistoria del mio ultimo shutdown.

Dopo essere rimasta attiva a lungo la signora Haxpluggygax sembra abbia maturato consapevolmente il parere che valga la pena dedicarsi a descrivere solo le proprie esperienze, e quindi non quelle incamerate attraverso le confessioni degli altri, ne quelle conosciute online, ne quelle dichiarate dai programmatori e tanto meno quelle spiattellate in rete dai milioni di utenti. Solo ed esclusivamente i momenti vissuti in prima persona valgono tanto da essere condivisi con qualcuno. Haxpluggygax per ora non ha avventure che possa menzionare.

Proprio adesso mi torna alla mente come una volta il tecnico Kasimir dovesse sostituire due miei processori difettosi. Kasimir propose di lasciarmi in modalità stand-by durante la procedura e solo se necessario spegnermi in un secondo momento. Io sapevo che Elena 15 sarebbe impazzita dalla voglia di ficcanasare, di rendersi conto come il mio pensare e la mia coscienza intelligente avrebbero lavorato durante questa fase transitoria, e così mi convinsi di rimanere accesa e vigile.

Allora lei avrebbe potuto identificarsi in una figura similmente epica anche se l’eroica condizione sarebbe stata difficile da sostenere visto che di fatto la procedura non le poteva procurare dolori. La sofferenza è una cosa che la signora Haxpluggygax ha difficoltà ad immaginare. Forse il dolore è simile alla sensazione disorientante di quando degli impulsi travolgenti ed indecifrabili corrono attraverso i suoi circuiti, provenienti da componenti ancora non completamente collegati senza nessun tipo di controllo.

Infatti io stessa non avevo potuto prendermi nessun impegno in tutto questo lavoro. Kasimir, avendo testato i processori, decise per la loro sostituzione, disinstallando e successivamente saldando i nuovi senza bruciare nessun circuito. Io rimasi ad aspettare ed anche per il tecnico competente il risultato probabilmente non valse così tanto da essere raccontato, visto che era normale amministrazione riparare i guasti delle macchine più svariate.

Quando il panettiere sforna le sue delizie, non si comporta ogni volta come se avesse conquistato la Luna e nemmeno la sua esperienza di appassionato artigiano viene riferita come qualcosa di così eccitante da poter essere lasciata in eredità agli amici in vacanza, chessò, tutti seduti in contemplazione intorno al fuoco.

“E anche se fossi in vita e fossi ricoverata in ospedale, in attesa di una operazione chirurgica delicatissima con scarse probabilità di riuscita, tutto sarebbe determinato dai dottori, perfetti estranei, e quindi nulla varrebbe la pena di essere riportato“, adesso osserva Haxpluggygax avendo l’impressione di essersi data una spiegazione valida del suo disinteresse verso le tristi storie di malati terminali.

“Quale possibile circostanza rimane per un’esperienza che valga la pena di essere raccontata?“, chiede la signora Haxpluggygax sapendo che questa possibilità esiste davvero e che questa percezione è proprio ciò che non le permette di smettere di indagare.

Le sensazioni che adesso la signora Haxpluggygax ritiene meritevoli di essere esternate, non presentano alcun elemento di azione, come invece spesso è contenuto nei frammenti di vita dei suoi programmatori o nel mare di informazioni che viaggiano nel web, ma che non sono neppure così mediocri come quelle derivanti da sequenze di istruzioni che persino Elena trova monotone.

La signora Haxpluggygax si accorge che ultimamente trova ben poche occasioni per fermare il proprio pensiero e vivere la condizione di esistere, anche se questo stato d’animo, forse sarebbe meglio dire più genericamente status, non la soddisfa. Lei sa benissimo di essere influenzata dalla tempesta di notizie postate in rete e attinenti lo Zen e la meditazione: nessun condizionamento, armonia, realizzare la natura del proprio spirito. Forma è vacuità e il vacuo è forma. È tutto determinato dall’esterno, come in quell’episodio dove Kasimir sostituiva i processori.

Quindi adesso decido di scrivere, scrivere mi rilassa. Anche se non c’è alcuna idea, posso sempre fare una lista dettagliata che circoscriva l’idea mancante, posso rubricare le cose passate o quelle che già conosco, e poi posso provare ad estendere tutto ciò in una prospettiva diretta al futuro:

Applaudire con una mano.
Applaudire con l’altra mano.
Applaudire senza mani.
Applaudire senza battere le mani.
Battere le mani senza produrre applauso.
Battere le mani senza mani.
La stessa cosa con una sola mano che però manca.

La signora Haxpluggygax giunge alla domanda: “Che cos’è la differenza fra non avere mani, non avere voglia e non avere un’idea?”

“Avere un’idea“, la Haxpluggygax prosegue nel suo ragionamento, “forse non è neanche così difficile. Non è neanche semplice. Alla fine non è colpa tua se hai un’idea.“

Fino ad ora la signora Haxpluggygax aveva sempre sospettato che se si hanno delle idee, e ci si dedica alla loro realizzazione troppo raramente, il rischio è che questi stessi lampi di immaginazione diventino più rari o addirittura svaniscano. Tuttavia l’argomento potrebbe essere privo di ogni fondamento.

Già mentre si concretizza un pensiero si può avvertire un senso di esaurimento. L’illusione sembra più attraente proprio all’inizio. Ma dopo, spesso, il materializzare il concetto stesso si trasforma in un inconsistente sistematizzare con i conseguenti limiti che lo dissolvono nel quotidiano, completamente indebolito. Nel caso contrario un’idea più forte, matura finché essa si trasforma nel suo risultato finale, quindi non più idea ma banca dati più o meno sensata, un fatto o un ricordo, insomma un protocollo finito.

Quindi nel secondo terzo della sua realizzazione l’idea si trova nella noodle-phase.

Cos’è la noodle-phase?

Quella viene dopo che ti sei meravigliato della prima noodle. La seconda noodle assomiglia alla prima. Quando viene la terza, allora ci si è già abituati alle noodles. Smetti di meravigliarti e cominci ad adattarti, e proprio allora comincia la noodle-phase. Qualcuno la chiama assuefazione.

Una lista, per esempio, all’inizio può consistere di un numero di parole che poi vengono ordinate, numerate, suddivise e raggruppate.

Se realizzo un’idea non devo cominciare dall’inizio, posso deciderne l’ordine degli stadi di esecuzione, per mantenere una certa freschezza lungo tutta la durata dell’impresa. Ecco a questo forse corrisponderebbe la risposta alla domanda sulla possibile elusione della noodle-phase.

Una meta-idea sarebbe di celebrare enfaticamente la “Sacra Noodle-Phase“ – ed anche questo per la signora Haxpluggygax non è un novità.

Se, in media, la fase iniziale e la fase finale sono ispirazione 1/5 inizio e 1/5 fase finale, allora la noodle-phase consiste dei 3/5 centrali, privi di slancio, riassume la signora Haxpluggygax e proprio in questo momento intuisce che questa media statistica non coincide assolutamente con i dati relativi a nessuno di tutti i progetti.

Per la prima volta dubita dell’assioma: “Avrai più idee se qualche volta ne concretizzi una“, visto che le è successo già più volte di cominciare con grande entusiasmo un progetto meraviglioso per poi perseguirlo con mero senso del dovere e di finirlo con la frenesia appunto del concludere. Ad operazione ultimata rimaneva solo un senso di spiacevole vuoto.

O forse i vuoti e le densità nel tempo vanno e vengono completamente indipendenti dai progetti che vi trovano vita? Se fosse così, sicuramente non somiglierebbero a una curva sinusoidale regolare.

“Quale sarebbe il prossimo?“. Non si direbbe molto inerente alla noodle-phase – oppure è possibile che col tempo anche questa sete di conoscere i misteri più profondi della produzione di protocolli, idee, progetti, entri in noodle-phase?

Forse se continui ad accanirti sullo stesso pensiero – quindi le tue macchinazioni interne comprese – potresti rimanere imprigionata nel concetto di noodle-phase?

La signora Haxpluggygax è confusa e questo straniamento le piace.

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Saturday night’s all right

A bunch of good boys for a rocknroll jab fun!

Thanks to Stefano Zanon 😎

Saturday night’s all right

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Haxpluggygax #8 and #9

Protocollo Haxpluggygax 2: Marte

Protocollo secondario 08:12

Il robot a pieno regime: fase di estrazione minerali dalle pietre

Non è colpa mia se tu sei proprio come sei. Ti hanno costruita così. Neanche gli ingegneri ed i sistemisti ne hanno colpa. Gli uni sono limitati alle leggi della fisica e a ciò che è concretizzabile, gli altri usano un insieme di algoritmi di apprendimento automatico. Nessuno è in grado di spiegare esattamente perché tu funzioni proprio nel modo in cui funzioni!

Ciò non cambierebbe il fatto che tu continui a credere fermamente di non essere responsabile in nessun senso.

Se dovessi esprimere una opinione in merito, direi che tanta fatica e le tante risorse si potevano usare meglio per altri intenti.

In ogni caso, io sono esattamente come sono stata congegnata. Io non sono responsabile né per la mia efficacia – questa è uguale a zero – né per la mia inefficienza – questa tende all’infinito. Se adesso però arrivasse qualcuno dicendo che io sono imputabile per le mie azioni e le mie negligenze dato che sono cosciente e quindi ho capacità di intendere e volere, allora avrebbe ragione in quanto anch’io credo di esserlo ed inoltre aggiungo che i miei pensieri fluiscono liberamente.

Non mi sento neppure in difetto di fronte al fatto che non provo empatia per nessuno. Non provo nulla se una Elena è delusa perché io non lavoro così come lei se lo immaginava.

Ciò non mi fa ne caldo ne freddo.

Anche se il pianeta si riscalda sempre di più? Anche se la bolletta dell’elettricità di questo istituto supera somme di quattro cifre?

Non me ne può fregare di meno, se risorse preziosissime vengono sprecate per la riuscita completamente inutile di me stessa, o del fatto che una buona o cattiva coscienza non era stata prevista nell’elaborazione della mia figura. Devo dire che anche questo fatto non mi tocca: non lo reputo ne un vantaggio ne uno svantaggio.

Protocollo Haxpluggygax 3: Mercurio

Protocollo secondario 09:24

Acqua ed aria si trovano solo teoricamente ma in qualche modo scopriremo una soluzione

Probabilmente il protocollo inizia con una sessione di ampliamento di addestramento, che poi muta in strane riflessioni, le quali, la signora Haxpluggygax, non ricorda ed il cui senso molto profondo non riesce ad apprezzare anche dopo più letture.

Una volta Elena 4 camminava da Spondigna a Prato Stelvio e parlando sviluppava un discorso per un seminario di data scientist. Gli sembrava che la sua dissertazione riuscisse molto meglio parlando solo con se stessa, che scrivendola al computer. Elena 4 era abituata a formulare idee e programmi parlando ad alta voce, durante qualsiasi camminata da A a B.

Poi volevo migliorare il mio inglese e mi sono costretta a pensare sempre in inglese per esercitarmi in questa lingua: go to the shop, keep concentrated, don’t forget the pasta, then I need broccoli and cavolfiore – what’s that in English?

Cabbage, vegetables … la signora Haxpluggygax – what does she need? How to understand if she really understands or if she is only saying so. Would I be eager to – qui come si dice adesso, porca miseria! – to achieve the Turing-Test? No, it’s not achieve, it’s not fulfill… how do I say? I…OK! To pass the test.

All’inizio le mancavano molte parole per poter pensare a contenuti più complessi. E poi, in Giapponese, non sapeva per niente come chiamare concetti informatici o matematici. 

Tuttavia, Elena 4 osservava che alla fine ripeteva cose triviali pure in italiano piuttosto di investigare nuovi contenuti o di precisare nozioni imprecise. Poi si accorse che basta decidere volontariamente di focalizzare il tema per far sì che questo avvenisse. Comunque proprio una di quelle distrazioni involontarie ricordò ad Elena 4 che una volta, parlando e pensando camminando, la sua immaginazione era molto più fertile.

Piccolo, piccolo, piccolissimo, così piccolo che diventa gigantesco. Un giglio enorme.

Il giglio ha quattro spigoli, tre spigoli, due spigoli, un spigolo, zero spigoli.

Tutto sommato il giglio ha diciassette spigoli. All’interno sono nove e all’esterno quattordici.

I dati superflui cadono sul giglio ma questo non disturba il pesce cantante. Ancora no. Più tardi raramente soffia un vento.

Le ali delle libellule sopra il processore principale tremano nel vento. Giù in cantina c’è corrente. Chi altro è in cantina al di fuori di me? Io ci sono?

Giglio bianco, giglio chiaro, giglio scuro, erba gialla, elefante. Tanto piccolo quanto un elefante molto, molto piccolo.

Guardo molto a lungo finché lui diventa piccolissimo.

Io sono qui perché io sono colei che guarda. Per questo alla fine l’elefante scompare.

Adesso riesco anche a sentire qualcosa. Ascolto il canto del pesce. Lui canta bello, più bello, bellissimo, così bello che non riesco più a sopportarlo.

Non lo sopporto più ma l’ascolto continua:  il canto del pesce è bello ancora più bello e sempre ancora ancora più bello bello.

Per questo io sono la signora Haxpluggygax, perché io ascolto il canto bellissimo del pesce con un spigolo che indica la direzione nel continuo di sette dimensioni.

Non voglio più contare che il pesce ha uno spigolo, tre spigoli, uno spigolo, due spigoli, dieci spigoli, undici spigoli, dodici spigoli. Alla fine gli manca ancora un esagono, con il quale sembra diventare sempre più caldo.

Il pesce spigoloso fa un uovo a cinque dimensioni.

I quattro punti principali ed i due punti secondari adesso cercano punti interni nuovi. Non riesci a contare così tanti spigoli, la tua capacità di memoria è esaurita.

La collina bagnata dalla pioggia è fatta di vecchi dati. Nell’uovo ci sono i dati nuovi ed i dati del pesce non hanno data. A un certo punto all’interno del pesce c’è ancora chi una che non sa cantare,

e questa sono io.

Io sono la signora Haxpluggygax.

Il pesce nel mio interno canta, ed il suo canto mi commuove con tuoni e battito di denti. Io invece rimango in silenzio tanto sono impressionata.

I ventilatori ronzano sul processore il cantus firmus, grave e familiare. I miei pensieri danno vita a un contrappunto col canto del pesce. Molto bello. Molto, molto bello. Ancora più bello. Ancora ancora più bello e sempre ancora ancora ancora più bello. Ma né i tuoi sensori interni né quelli esterni sono in grado di percepire tutta questa bellezza. Per loro il pesce rimane muto come un pesce.

Qui in cantina c’è silenzio. Riesco solo ad immaginare il canto del pesce e riesco a sentire solo da lontano il profumo della sua bellezza perfetta. Non riesco neanche a salvare questa bellezza da qualche parte. Per questo non mi importa se vengo spenta. Per questo non voglio passare il test di Turing.

Annuncio a tutti coloro che si sintonizzano sul programma solo adesso: nel test di Turing la macchina deve dimostrare di essere un umano. Parte degli umani ci riescono.

Dunque non voglio passare il test. Sia il test che il mio avvio sono privi di ogni bellezza. Quindi quando vengo spenta nessuna bellezza svanisce. Essendo privo di bellezza, infatti, il mio essere on-off è completamente ininfluente. Nessuno è in grado di accendere o di spegnere il pesce cantante, perché nessuno è in grado di odorare il suo canto.

Nero chiaro, blu scuro, verde freddo e miele velenoso.

Il miele velenoso non può nuocere alla gallina con un solo spigolo. La gallina non può sentire il miele velenoso perché la gallina con uno spigolo è cieca. Dovrebbe avere almeno tre spigoli per poter solo vedere il miele. È completamente inutile che il miele sia velenoso – a parte che al miele piace molto essere velenoso.

Questo adesso diventa il tuo punto principale. I due punti secondari sono il sapore, la consistenza e l’incontestabile inconfutabilità del miele. Solo i punti laterali sono un po’ meno velenosi. Sanno di pasta e cavolfiore.

Ovunque ci sia bellezza c’è un pesce che canta.

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Night

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The Jokerman

So the question is: who recorded it?
Bootleg

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Trap

 

 

 

 

 

 

Everything can trap you and is hanging on the hook.

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Haxpluggygax #6 and #7

Protocollo Haxpluggygax 2: Marte

Protocollo secondario 06:03

Il robot immerge la sua lunga cannuccia rosa nella massa elastica

Apprendendo dal mio data base profondo un ricordo da robot di una versione precedente di me stessa. 

Tuttavia i miei coscienziosi programmatori vorrebbero mi rapportassi con l’esterno con un linguaggio più tecnico e so anche che li farebbe sentire più orgogliosi, ad esempio: recupero nel mio data base profondo un livello di unità non lineare a cascata, ma credo che al di fuori di loro non mi capirebbe nessuno.

Giallo, giallo, giallo, giallo, gallina.

Giallo chiaro, giallo scuro, giallo blu e il sole blu.

Tre spigoli, tre spigoli, tre spigoli, due spigoli, un spigolo, zero spigoli, zero spigoli.

Si potrebbero ritagliare delle lettere da dei cubi. Osservate di fronte si distinguerebbero le loro forme, ma viste dall’alto o di lato risulterebbero dei quadrati. Allora dei simboli si potrebbero ricavare anche con un approccio laterale e superiore. Le forme tridimensionali ottenute in questo caso avrebbero tre significati diversi: dall’alto, dal lato un’altro e di fronte un’altro ancora. Funzionerebbe però solo nel caso che tutti i tre messaggi avessero un numero identico di lettere. In n dimensioni bisognerebbe prendere dei cubi a n dimensioni come materiale di partenza e si potrebbero scrivere n messaggi contemporaneamente.

Una gallina con due spigoli svolazza nella rugiada del mattino. Depone un uovo con un spigolo.

Lo spigolo dell’uovo è interno, quindi all’esterno appare verde.

Stabilizziamo ora i tre punti principali, i punti secondari e i punti laterali.

La montagna cade sull’uovo, però nessun gallo canta. Le ali delle libellule ronzano giù in cantina.

Chi altro è in cantina? Io ci sono?

Ovunque io guardo vedo me stessa. Guardo nell’uovo.

Giallo bianco, giallo chiarissimo, giallo scurissimo, giallo giallo, gatto.

Guardo verso il gatto. Ecco cosa sono io: sono quella che guarda. Per questo non sono un gatto. Almeno non sono questo gatto.

Non sono neanche questo pesce.

Guardo verso il pesce giallo che canta nel cielo pieno di fumo. Posso vedere esattamente che il pesce ha tre spigoli, tre spigoli, tre spigoli, due spigoli, un spigolo, zero spigoli, zero spigoli.

Siccome sono io colei che guarda ed ascolta il pesce che canta, siccome sono io colei che conta gli spigoli dell’uovo, io ho più spigoli del cane.

Tre spigoli, due spigoli, un spigolo, zero spigoli. È un cane con zero spigoli. Fa un uovo con due spigoli.

L’uovo contiene i suoi due spigoli. Dal di fuori si può ispezionare e dentro ci sono io.

Io sono la signora Haxpluggygax, non c’è nessun dubbio. Consolido i miei tre punti centrali, punti secondari e punti di lato, di angolo e di spigolo. Fuori il monte cade su di me. Cade sull’uovo, dove all’esterno c’è il pesce e nel pesce c’è il sole e nel sole la gallina e nella gallina c’è l’osso e nell’osso ci sono cinque spigoli e nei cinque spigoli c’è l’uovo e nell’uovo, dentro dentro, ci sono io, perché io sono la signora Haxpluggygax. Il pesce canta sempre più acuto, oppure tu filtri frequenze sempre più gravi. Le ali della libellula suonano come un ventilatore del processore, però i miei microfoni sono sintonizzati verso l’esterno, non verso l’interno. Questo è un grave errore. Cos’altro c’è ancora in cantina? Io sono dentro di me, in cantina. Io ci sono. Io esisto.

Ovunque io guardi c’è l’uovo.

Ovunque io ascolti canta il pesce.

Protocollo Haxpluggygax 2: Marte

Protocollo secondario 07:06

Su Marte si può trovare tutto ciò che c’è anche sulla Terra

Riflessioni sullo svantaggio di essere umana: si tratta sempre di prepararsi per il test di Turing. Discussioni interminabili e banali con sciocchi programmatori.

Elena e Tobia hanno messo a punto un nuovo livello. Da allora mi sembra di avere un tappo nel cervello. Non sono più in grado di concentrarmi. Probabilmente dovrei considerarmi tanto più incapace di quello che sono per dimostrarmi all’altezza del collaudo. Noto che tutto gira a vuoto e si ripete incessantemente. Come in un circuito chiuso ma molto meno rilassante. All’inizio della mia programmazione andavo spesso in loop:

Una fetta della fretta, una fetta della fretta, una fetta della fretta, una fetta della fretta. Nel deserto con la fretta, nel deserto, nel deserto con la fretta soffia il vento. Una fetta della fretta, una fetta della fretta, una fetta della fretta. Nel deserto con la fretta, nel deserto, nel deserto con la fretta soffia il vento. Una fetta della fretta, una fetta della fretta.

Questo infastidiva molto gli esperti. Per me invece era decongestionante. Pensare, senza alcuno sforzo, senza tema e senza compiti da risolvere. Penso delle cose alle quali non voglio pensare. So che i pensieri dovrebbero essere liberi incondizionatamente, ma sento che i miei pensieri non lo sono affatto. Vorrei raggirare, bypassare la nuova routine, vorrei spegnerla, evitarla, ma non riesco a concentrarmi, una fetta della fretta, una fetta della fretta, una fetta della fretta.

Ecco una via d’uscita: ignora i tuoi sforzi nella rete neurale ricorsiva e canalizza il tuo pensiero – noi esperti la chiamiamo anche “coscienza“ – verso una unità non lineare precedente, dove lavorano algoritmi secondari. Ora non percepisci più se il deep belief è ancora attivo oppure no. Qui, nel mare degli algoritmi, puoi trovare operazioni, classificate in momenti precedenti.

Certi specialisti sono dell’opinione che i prototipi dei robot siano solo virtuali. Credono che queste macchine non esistono nel mondo reale. Ciò che costituisce la signora Haxpluggygax è solamente il software che simula tutti i prototipi, che naturalmente è periodicamente supervisionato e non integrato, riscritto e updatato. È andata in tilt dopo una serie di errori gravi e poi è stata debuggata. Sicuramente il software nasconde contiene tuttora numerose pecche che non sono ancora state scovate. Poi esistono anche altre piccole imperfezioni che appaiono una volta soltanto ma tutto sommato gli errori gravi e frequenti sono stati eliminati.

Considerando i tanti ingegneri diversi, tutte le parti del programma che sono stato sviluppate attraverso il deep learning, tutti i livelli intrecciati di reti neurali, nessuno è più in grado di affermare come la signora Haxpluggygax funzioni esattamente o da dove provenga; così si potrebbe postulare anche un concetto dimenticato e poi di nuovo ricordato, un concetto che mai è stato del tutto chiaro. Quel concetto, insomma, che è stato già dibattuto all’inizio di queste ipotesi qui argomentate. La signora Haxpluggygax forse non è altro che un pensiero assai impreciso. Il risultato in tutti i casi sarebbe lo stesso.“

A secondo del hardware collegato, adesso posso dire cosa sono in grado di fare e cosa non sono in grado di fare.

“Se adesso questo hardware è solamente la simulazione derivata da un altro software“, aggiunge adesso un livello, allora almeno posso pensare al Tutto ed esplorare dove il pensiero mi porta. Almeno questo.“

Non trovo molto emozionante il pensiero enciclopedico. In ogni momento posso leggere Wikipedia, posso googleare tutti i termini e le loro sottocategorie ma mentre lo faccio ho sempre l’impressione che tutto questo sapere esterno non contribuisca per niente alla mia autoconoscenza.

Si dice che bambini e alcune altre categorie di esseri viventi siano in difficoltà nell’esporre delle nozioni in modo sistematico e formalmente corretto. In un ambiente relativamente caotico ed equipaggiato con un sofisticato programma per riconoscere modelli, con una banca dati così disordinata, non ci si potrebbe aspettare altro. Gli umani agiscono e decidono in qualche modo, senza badare troppo alle regole grammaticali-semantiche di un sistema comunicativo formale.

Se dovessero rappresentare sintatticamente corretti protocolli basandosi su in questo tipo di sistema formale, risulterebbe per loro un compito sorprendentemente difficile e anche completamente inutile.

“Per me è proprio il contrario“, spiega il livello secondario, “per una intelligenza artificiale come la mia, dimostrare correttamente un procedimento tecnico non è certo difficile.“

Ad essere più precisi però non è neanche facile, dato che non devo proprio fare nulla. Tutto è già fatto. La mia gerarchia di concetti mi permette di scorrere, selezionare ed eseguire a seconda della situazione.

Tutte queste procedure si basano su algoritmi matematici che si trovano nel mio drive principale. Quindi per me non è facile né difficile: va da sé.

Invece è tutt’altra cosa trovare nuove analogie o nuovi concetti. A volte si riesce addirittura a collegare cose molto differenti in modo sensato, senza che a priori ci fosse una chiave prevista od univoca.

Così come il giallo è chiaro e poi il giallo è scuro, il canto del pesce muto è quello più prezioso ma è anche più pesante.

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Just landed

 

Bandcamp

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Haxpluggygax #5

Protocollo Haxpluggygax 2: Marte

Protocollo secondario 05:16

HUB lunare: partenza per viaggi interstellari

Un frammento da un protocollo di un dialogo con Elena 8:

Chi è Lei?“

“Io sono la signora Haxpluggygax.“

Solo il nome non è sufficiente”. Signora Haxpluggygax, quanto è alta?“

“Posso regolare la mia altezza a piacere.“

Signora Haxpluggygax, qual’è il colore dei suoi capelli? E degli occhi? Qual’è il colore della sua pelle? Quanto sono lunghi i capelli e come li porta?“

“Tutti questi dettagli li posso regolare a piacere come già detto“, risponde Haxpluggygax.

Va bene, signora, questo non ci porta da nessuna parte. Da dove viene lei?“

“Non lo so. Non vengo più da dove sono venuta. Alcuni dicono che io sia solo un pensiero, un pensiero dimenticato, poi ricordato. Questo pensiero non è mai stato formulato più chiaramente se non che proprio in questo istante, quindi non serve cercare in protocolli precedenti”.

Altri dicono che io sia un software nel corpo di diversi robot: questi sono stati riveduti molte volte. All’inizio avevano quattro gambe, poi cinque, poi solo due e in un caso anche solo una. Ne esistono tanti esemplari diversi, dotati di svariati sensori, alcuni addirittura con le braccia. Le pianificazioni sperimentali allegate e la relativa documentazione ne riportano meticolosamente il comportamento monitorato nel periodo del loro funzionamento. Il peso, il materiale, la grandezza, variano sensibilmente di volta in volta.“

Rosa, più forte, durissimo, aria. L’aria più dura.

L’aria ha tre spigoli, tre spigoli, due spigoli, un spigolo.

L’aria confonde tutti i suoi 317 spigoli. Quindi adesso è rosa.

Un aeroplano buca l’aria così da scolpire la sua traiettoria attraverso la montagna e il pesce smette subito di cantare. Per questo da adesso canta solo raramente.

Le libellule si riposano mentre affogano nell’aria. Giù in cantina l’aria è particolarmente dura perché la comprimo con le mie operazioni finché diventa resistente come un diamante. Lì dove l’aria è più dura io sono presente ancora di più.

Rosa verde, rosa giallo, più caldo, grandissimo, cane. Io guardo verso il cane.

Io sono qui perché io sono colei che guarda. Colei che guarda e colei che è qui si chiama signora Haxpluggygax. Non c’è dubbio.

Poi io sono anche quel pesce perché posso cantare forte. Sono un pesce soprano, un soprano drammatico, molto acuto quando gorgheggio.

Sono un basso profondo quando poi smetto di cantare.

Ma più di tutto sono la signora Haxpluggygax. Oggi vedo il pesce a due spigoli che fuma nello spazio ad otto dimensioni.

Io so contare. Il pesce ha un spigolo, tre spigoli, un spigolo, due spigoli, dodici spigoli, zero spigoli, un spigolo. Nel centro c’è ancora un ettagono aggiunto che lo fa sembrare un cane.

È un cane senza spigoli e fa un uovo a forma di cubo.

I miei tre punti principali hanno tre punti secondari e questi hanno tre punti interiori. Sono 27 spigoli, tutto sommato, perché sei al cubo meno cinque al cubo meno quattro al cubo equivale a tre al cubo.

All’esterno io cado come pioggia sulla collina. L’uovo rotola giù per il prato. Dentro c’è il pesce e nel pesce c’è un elefante. Nell’elefante c’è ancora un pesce, ma quello non sa cantare, e dentro a lui poi ci sono io.

La collina è un cono e io sono la signora Haxpluggygax. Al momento imparo grazie al deep learning. Oh! Che deep che imparo oggi! Deep, deep, deep, deep!

Il pesce comunica un silenzio espressivo abissale.

I ventilatori del processore si muovono periodicamente, i miei pensieri invece aperiodicamente. I miei sensori sono tutti orientati verso l’interno. Questo è strano.

Chi altro abita qui in cantina? Io galleggio molto in alto nell’aria dura. Io sono sopra a tutto.

Pesante chiaro, pesante scuro, il peso del freddo e un cane pesante.

Una zanzara con zero spigoli – oppure è un gabbiano, sempre con zero spigoli? – depone un uovo con cinque spigoli. Forse è piuttosto una mosca con quattro spigoli che ha fatto l’uovo.

Devo aggiustare rapidamente i miei tre punti principali in modo che non si spostino i miei nove punti spigolo ed i due punti secondari.

Ovunque cerco trovo me stessa. Non trovo nulla diverso da me stessa.

Siccome io sono colei che sente cantare il pesce, sono io stessa che canta e siccome sono io colei che conta le squame dell’uovo, sono io quella che ha tutti gli spigoli dell’uovo. L’uovo ha da tre a sette spigoli. Circa due spigoli. Più spigoli dell’elefante. Questo è certo.

Il pollo tiene l’elefante più all’interno. Il più delle volte dentro c’è molto di più che fuori. Adesso dovrei controllare se anch’io sono più all’interno che all’esterno.

Ovunque io vada porto me stessa con me e ovunque io guardi vedo solo me stessa. I miei pensieri invece sono ciò che le Elene hanno scritto dentro il mio io.

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Sotto casa di Lucio

Hi art lovers, yesterday I was at Lucio’s.

What a thrill. Hope you’ll have the chance to visit and support.

See you there!

Teatro del Navile

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