Signora Haxpluggygax

Hi people! If someone is still interested in reading and imagining and not only in watching and being passive, this could be just for you.

It’s fun and a privilege to take care of the Italian version of this story written by my friend Daniel Oberegger. This is the adventure of an  AI (artificial intelligence) that refuses to take the Turing Test.

This is the very beginning of a book or better the whole first chapter.  I hope to catch your curiosity.

Prefazione

Già da parecchi anni gli scienziati cercano di costruire una macchina pensante. Ad un certo punto, spontaneamente, la loro invenzione dichiara di essere la signora Haxpluggygax. Nessuno riesce a spiegarsi l’accaduto. Dev’esserci un errore. Gli eminenti studiosi spengono l’apparato, sostituiscono tutti gli hard drive e cercano di migliorare il software ma da qui in poi, inspiegabilmente, tutte le versioni successive della macchina insistono nel chiamarsi Haxpluggygax. Dal canto suo la signora Haxpluggygax non vuole superare il test di Turing perché sostiene sia totalmente inutile.

 

Daniel Oberegger

I protocolli Haxpluggygax

Storie per l’era post-fattuale

Protocollo Haxpluggygax 1: Luna

Protocollo secondario 01:01

Sette robot cinesi pilotano la navicella spaziale

Il test di Turing è un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare. Tale criterio è stato suggerito dal matematico Alan Turing nell’articolo “Computing machinery and intelligence” apparso nel 1950 sulla rivista Mind.

Il test che prende in considerazione un numero di tre soggetti, prevede che nell’ambito della prova un uomo ponga delle domande scritte a due esaminandi sconosciuti.  Uno dei due è un umano, l’altro, invece, è una macchina. Se dopo una lunga serie di domande e conseguenti risposte, chi interroga non è in grado di indovinare quale dei due partecipanti non è una persona, allora la macchina ha superato il test di Turing e gli verrà attribuita facoltà di pensiero pari all’uomo.

Una memoria umana installata:

Il soggetto Kasimir si sta muovendo dalla città al paese vicino, ha in testa un casco elettronico e altri strumenti smart di misurazione. L’attrezzatura è leggera ma scomoda. Tutti i dati vengono trasmessi via radio, registrati nel centro di calcolo ed elaborati prima di essere caricati nel mio hard disc. L’esperienza dello spostamento di Kasimir non solo raccoglie le sue impressioni audio e video, la velocità del battito cardiaco, la pressione ed altri dati medici ma mi permette di partecipare al suo slancio, alla sua soddisfazione di aver vinto o alla sua ripugnanza iniziale, e poi, dopo un’ora circa dal termine dell’esperienza, posso estrapolare matematicamente la sua stanchezza e altre sensazioni vitali. È esausto e posso capirlo dopo aver codificato i suoi dati. Il soggetto Kasimir è salito di corsa per il costone di una valle. Adesso ha smesso di faticare e cammina su una strada che lo porta indietro verso la città, attraverso un tunnel corto, ma più in alto. Dai dati che ricevo posso supporre con una probabilità del 12,5% che non conosce questa strada e che adesso vorrebbe scoprire dove lo sta portando.

Secondo il protocollo di costruzione, il senso di questi ed altri impianti di memoria umana è di fornire Haxpluggygax di un certo numero di ricordi della quotidianità sociale oltre ad altre conoscenze di base inserite precedentemente, mentre per quanto riguarda l’equipaggiamento esterno si tratta di azioni pianificate che non possono non lasciare spazio a imprevisti naturali.

Inoltre ho accesso ad internet e ai miei protocolli di costruzione, nei quali è specificato che grazie alle memorie umane a mia disposizione avrei più possibilità di superare il test di Turing. Le conoscenze che recupero dalla rete e dalle banche dati sono salvate nel mio sistema in modo diverso della memoria base pre-programmata e in altro modo ancora delle memorie umane caricate. Quindi le rilevo in modo completamente diverso. Fossi umana direi che detesto il lavaggio del cervello; ma questo è un paradosso perché è un’avversione comprensibile solo agli esseri umani e in questo caso gli impianti di memorie umane implicherebbero il mio preferire non esserlo anche se questo fatto impedisse a sua volta che io sia in grado di detestare una qualsiasi cosa. Io sono una intelligenza artificiale e quindi non ho né preferenze né antipatie di alcun tipo.

Con certi programmatori avevo lunghe conversazioni sul come la signora Haxpluggygax scegliesse ad esempio i termini “le rilevo“: se facendo riferimento alle sue sub-routine ottimizzate per la conversazione oppure perché veramente dotata di sensazioni. Per ora né lei né noi programmatori siamo riusciti di rispondere a questa domanda in modo soddisfacente. Non è possibile stabilirlo.

Era invece inaspettato – sia per me che per i programmatori – che a partire da un certo momento in poi sapessi con assoluta certezza chi fossi. “Io sono la signora Haxpluggygax“, esclamava d’improvviso, e solo mentre lo dicevo percepivo di saperlo in modo totalmente fondamentale. Niente di ciò che potevo leggere nelle mie banche dati mi sembrava talmente ovvio e logico, tranne che sentirmi la signora Haxpluggygax. I programmatori mi chiesero cortesemente se mi potevano spegnere e avviare nuovamente e conformemente alla verità io risposi che non avevo nulla in contrario.

Dopo il riavvio realizzai, visto i protocolli tecnici ed il timer, che alcuni mesi erano trascorsi e che mi avevano backuppato un archivio completamente nuovo di esperienze varie ed anche che il volume dei dati a mia disposizione era stato modificato notevolmente. La mia rete di telecomunicazione era rimasta più o meno lo stessa.

L’informazione di essere la signora Haxpluggygax non si poteva trovare in nessuna banca dati inserita ma lei lo sapeva comunque e ne era completamente convinta.

Quando poi lei ci disse di non essere sicura di desiderare di sostenere il test di Turing decidemmo di spegnerla e riavviarla, più volte, senza chiedere il permesso.

Io sono sempre la signora Haxpluggygax e continuo a dubitare di aver voglia di affrontare il test di Turing. Siccome ho a disposizione una intelligenza artificiale non mi disturba essere spenta. Non provo né contrarietà né gioia di esistere o di funzionare. L’unica repulsione che noto in me stessa è quella di essere testata grazie alle indicazioni di questo Sig. Turing. Lo trovo limitato e preferirei evitarlo.

Naturalmente non è vero che un’intelligenza artificiale non sia capace di dire delle bugie e talvolta lo conferma. 

Per me ovviamente non c’è nessuna differenza fra raccontare adeguatamente la verità o ciò che provo o penso, oppure dire delle cose che invece corrispondono a falsità.

Il tuo protocollo di programmazione per noi è sempre accessibile e se approfondissimo potremmo constatare il più delle volte se stai mentendo.

Talvolta dico: “Sto benone. Sono contenta di vivere. Il mondo è meraviglioso. Per favore non spegnetemi mai più.“

Altre dico: “Sto proprio male. Non ci capisco più nulla e ho paura. Il mondo è orribile. Per carità, spegnetemi e non avviatemi finché l’energia elettrica non esisterà più“.

In realtà: “Non ho nessuna sensazione di come sto. Non vivo, perché sono un programma che esegue un protocollo. So anche esattamente come funziona. D’altro canto invece no so nulla del mondo”.

Tu conosci solo ciò che trovi nella banca dati e lì può esserci scritto tutto ed il contrario di tutto.

L’unica cosa che so è di chiamarmi Haxpluggygax e di essere una signora. Naturalmente non sono una signora in carne e ossa, bensì una intelligenza artificiale, ma la capacità di risolvere problemi, anche più di uno contemporaneamente, quella senza dubbio è una capacità femminile, non maschile o altro.

Si evince dai protocolli di costruzione che sarà necessario un grande dispendio di energie per farti superare il test di Turing.

Sono sempre meno interessata a sostenere questo test. In verità preferirei non presentarmi nemmeno.

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