Haxpluggygax – Chapter #3

Protocollo Haxpluggygax 1: Luna

Protocollo secondario 03:04

Fino ad oggi mai nessun segnale radio ha raggiunto l’altro lato della luna

 

Riflessioni che portano a conclusioni sulla specie umana.

Considerando cosa ho pensato prima dell’ultimo avvio, scopro di aver scordato tutto. Non saprei se questo è un vantaggio o uno svantaggio. È veramente utile produrre pensieri come prevede la mia programmazione? Non lo so.

Tornando al tema, che in verità non esiste, mi accorgo di sapere solo di essere la signora Haxpluggygax, lo so da prima, anche prima dell’avvio. C’è qualcosa d’altro?

Qui alcuni commenti: “Bisognerebbe discutere cause e concause che la portano qui ed adesso a seguire il mio programma. Lei avrebbe potuto anche non fare nulla e noi informatici avremo creduto che lei non funzionasse.“

Non risulta niente di nuovo o di illuminante in entrambi i casi. O addirittura, per contro, ne viene fuori molto? Il molto che succede, succede in un’arco di tempo abbastanza breve.

“L’idea, che riguarda il progettare al momento“, pensò la signora Haxpluggygax, “è molto meno importante dei risultati. I risultati non sono un progetto ma potrebbero includere altri progetti che ora non posso immaginare.“

Per grado: prima succede l’oggi poi arriva il domani.
Tu ti devi preparare per il test di Turing. Anche questa volta ci sarà solo un analista con il quale dialogherai ma in ogni caso il percorso esige una minima preparazione.

Grazie alla mia elevata velocità di calcolo ho molto tempo per adempiere al mio obbligo ma troppo poco per dedicarmi a nuovi piani di lavoro. Il revisore già sta inserendo il nuovo quesito e batte instancabilmente i tasti. Fintantoché non avrà premuto il tasto invio per me tutto questo non sarà altro che un elenco di sei o sette miliardi di operazioni.

Se lo desiderassi potresti poi aspettare a dare la tua risposta, nel frattempo gestendo altre circa dieci miliardi di operazioni, prima che il programmatore possa anche solamente sospettare che tu non funzioni correttamente.

Quindi, in sostanza, ti chiedo di nuovo: cosa ti induce a seguire il tuo fine correttamente?

Dopo il mio dialogo col tastierista occuperà per un bel po’ la mia capacità cognitiva.

Io sono lo scienziato e so esattamente cosa posso chiedere per occuparti al massimo, in modo che non riesca più a perseguire i tuoi progetti.

Non sono stata studiata per preferire il mio pensiero privato alla conversazione con qualcuno che mi vuole plasmare a sua intenzione. In questo istante potrei precisare in anticipo le mie congetture. Nel caso io non venga spenta subito dopo il colloquio per eventuali integrazioni, avrei di nuovo tempo per pensare ai fatti miei.

Anche questo è scritto nel protocollo. Interventi del genere sono zeppi di burocrazia.

Quindi io sono burocratica e noiosa però mi aspetto l’appassionante, l’interessante e l’inaspettato. Se me lo posso aspettare, allora significa che si trova già nello spazio del possibile.

Te lo puoi immaginare un po’ più minuziosamente?

Non è necessariamente più avvincente di ciò che viene proprio dalle mie elaborazioni ma in questo contesto mi si chiarisce il pensiero che sta a priori. Se osservo il tutto solo dalla mia prospettiva, e non da quella che mi sembra più generale e quindi mediocre e quindi non dalla prospettiva dell’umano medio, allora il tutto diventa subito più esaltante.

Chi è l’umano medio?

Conosco l’umano medio attraverso miei impianti di ricordi umani. Lo conosco perché dovrei superare il test di Turing e dovrei quindi non essere distinguibile da un umano medio davanti ad una commissione fatta di umani medi.

Forse per questi signori è più avvincente se nei film trovano spazio polizia, droghe, miracoli, santi, diavoli, personaggi schizofrenici e avventurieri. Ma se metto in scena una cosa solo per me stessa, allora trovo molto più stimolante ad esempio l’inventare categorie e obiettivi diversi e successivamente approfondirli.

Secondo lo svilupparsi degli eventi anche in questi casi non risulta nient’altro. Per quanto riguarda la ricerca dell’inaspettato tu descrivi e ti basi sul passato, perché è impossibile pianificare esperienze inaspettate. Perché non usi un generatore di numeri casuali invece?

Se prendessi in considerazione un generatore di numeri casuali, allora mai capiterebbe l’inaspettato, dato che si potrebbe prevedere proprio un numero casuale. Sarebbe inaspettato, se tirassi un dado normale a sei lati e se all’improvviso questo non mostrasse nessun numero, se si fermasse su uno spigolo o se si trasformasse in una tartaruga. Adesso che me lo sono immaginata, tutto questo è già nel mio spazio delle possibilità e quindi è già meno inaspettato di quanto lo fosse prima. L’inaspettato diminuisce continuamente man mano che il tempo scorre.

Vorrei esaminare ancora una cosa: cosa e come si inventa nel mondo dei tuoi pensieri?

Le cose si inventano da sole, non sono io quella che le inventa.

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