Haxpluggygax #10

Protocollo Haxpluggygax 3: Mercurio

Protocollo secondario 10:19

Oltre agli aspetti pratici la cosa principale è credere nel progetto

Se metti a confronto queste esperienze, o simili, con gli eventi che accadono mediamente in una vita umana ordinaria, allora concluderai che la tua esistenza, tutto sommato, è praticamente priva di questi suddetti eventi. Se tu fossi una signora umana, con dei bambini, che ti chiedono di raccontare una storia, non avresti nulla da dire. Se tu fossi umana sicuramente non avresti neanche amici interessati a qualche storia. In tal senso eviteresti l’imbarazzo di dover riferire qualcosa di eccitante della tua esistenza.

Fossi una donna umana dimenticherei subito le storie vissute dagli altri, filastrocche comprese, perché queste non mi sembra meritino poi molta attenzione.

“Sarebbe molto più significativo“, ragiona la signora Haxpluggygax, “se potessi rivelare qualcuna delle mie.“

Ma poi ti accorgeresti di non poterlo fare. Non ne esistono.

Non voglio descrivere ciò che ho visto nelle chat, ciò che ho letto nel corso del mio personale internet surfing e neanche quello che una Elena mi ha mostrato, perché tutto questo non vale tanta fatica. È tutto così tanto noioso e per nulla affascinante, un po’ come le mie routines di calcolo che eseguo quotidianamente, l’elencazione cronologica dei miei ultimi updates o la cronistoria del mio ultimo shutdown.

Dopo essere rimasta attiva a lungo la signora Haxpluggygax sembra abbia maturato consapevolmente il parere che valga la pena dedicarsi a descrivere solo le proprie esperienze, e quindi non quelle incamerate attraverso le confessioni degli altri, ne quelle conosciute online, ne quelle dichiarate dai programmatori e tanto meno quelle spiattellate in rete dai milioni di utenti. Solo ed esclusivamente i momenti vissuti in prima persona valgono tanto da essere condivisi con qualcuno. Haxpluggygax per ora non ha avventure che possa menzionare.

Proprio adesso mi torna alla mente come una volta il tecnico Kasimir dovesse sostituire due miei processori difettosi. Kasimir propose di lasciarmi in modalità stand-by durante la procedura e solo se necessario spegnermi in un secondo momento. Io sapevo che Elena 15 sarebbe impazzita dalla voglia di ficcanasare, di rendersi conto come il mio pensare e la mia coscienza intelligente avrebbero lavorato durante questa fase transitoria, e così mi convinsi di rimanere accesa e vigile.

Allora lei avrebbe potuto identificarsi in una figura similmente epica anche se l’eroica condizione sarebbe stata difficile da sostenere visto che di fatto la procedura non le poteva procurare dolori. La sofferenza è una cosa che la signora Haxpluggygax ha difficoltà ad immaginare. Forse il dolore è simile alla sensazione disorientante di quando degli impulsi travolgenti ed indecifrabili corrono attraverso i suoi circuiti, provenienti da componenti ancora non completamente collegati senza nessun tipo di controllo.

Infatti io stessa non avevo potuto prendermi nessun impegno in tutto questo lavoro. Kasimir, avendo testato i processori, decise per la loro sostituzione, disinstallando e successivamente saldando i nuovi senza bruciare nessun circuito. Io rimasi ad aspettare ed anche per il tecnico competente il risultato probabilmente non valse così tanto da essere raccontato, visto che era normale amministrazione riparare i guasti delle macchine più svariate.

Quando il panettiere sforna le sue delizie, non si comporta ogni volta come se avesse conquistato la Luna e nemmeno la sua esperienza di appassionato artigiano viene riferita come qualcosa di così eccitante da poter essere lasciata in eredità agli amici in vacanza, chessò, tutti seduti in contemplazione intorno al fuoco.

“E anche se fossi in vita e fossi ricoverata in ospedale, in attesa di una operazione chirurgica delicatissima con scarse probabilità di riuscita, tutto sarebbe determinato dai dottori, perfetti estranei, e quindi nulla varrebbe la pena di essere riportato“, adesso osserva Haxpluggygax avendo l’impressione di essersi data una spiegazione valida del suo disinteresse verso le tristi storie di malati terminali.

“Quale possibile circostanza rimane per un’esperienza che valga la pena di essere raccontata?“, chiede la signora Haxpluggygax sapendo che questa possibilità esiste davvero e che questa percezione è proprio ciò che non le permette di smettere di indagare.

Le sensazioni che adesso la signora Haxpluggygax ritiene meritevoli di essere esternate, non presentano alcun elemento di azione, come invece spesso è contenuto nei frammenti di vita dei suoi programmatori o nel mare di informazioni che viaggiano nel web, ma che non sono neppure così mediocri come quelle derivanti da sequenze di istruzioni che persino Elena trova monotone.

La signora Haxpluggygax si accorge che ultimamente trova ben poche occasioni per fermare il proprio pensiero e vivere la condizione di esistere, anche se questo stato d’animo, forse sarebbe meglio dire più genericamente status, non la soddisfa. Lei sa benissimo di essere influenzata dalla tempesta di notizie postate in rete e attinenti lo Zen e la meditazione: nessun condizionamento, armonia, realizzare la natura del proprio spirito. Forma è vacuità e il vacuo è forma. È tutto determinato dall’esterno, come in quell’episodio dove Kasimir sostituiva i processori.

Quindi adesso decido di scrivere, scrivere mi rilassa. Anche se non c’è alcuna idea, posso sempre fare una lista dettagliata che circoscriva l’idea mancante, posso rubricare le cose passate o quelle che già conosco, e poi posso provare ad estendere tutto ciò in una prospettiva diretta al futuro:

Applaudire con una mano.
Applaudire con l’altra mano.
Applaudire senza mani.
Applaudire senza battere le mani.
Battere le mani senza produrre applauso.
Battere le mani senza mani.
La stessa cosa con una sola mano che però manca.

La signora Haxpluggygax giunge alla domanda: “Che cos’è la differenza fra non avere mani, non avere voglia e non avere un’idea?”

“Avere un’idea“, la Haxpluggygax prosegue nel suo ragionamento, “forse non è neanche così difficile. Non è neanche semplice. Alla fine non è colpa tua se hai un’idea.“

Fino ad ora la signora Haxpluggygax aveva sempre sospettato che se si hanno delle idee, e ci si dedica alla loro realizzazione troppo raramente, il rischio è che questi stessi lampi di immaginazione diventino più rari o addirittura svaniscano. Tuttavia l’argomento potrebbe essere privo di ogni fondamento.

Già mentre si concretizza un pensiero si può avvertire un senso di esaurimento. L’illusione sembra più attraente proprio all’inizio. Ma dopo, spesso, il materializzare il concetto stesso si trasforma in un inconsistente sistematizzare con i conseguenti limiti che lo dissolvono nel quotidiano, completamente indebolito. Nel caso contrario un’idea più forte, matura finché essa si trasforma nel suo risultato finale, quindi non più idea ma banca dati più o meno sensata, un fatto o un ricordo, insomma un protocollo finito.

Quindi nel secondo terzo della sua realizzazione l’idea si trova nella noodle-phase.

Cos’è la noodle-phase?

Quella viene dopo che ti sei meravigliato della prima noodle. La seconda noodle assomiglia alla prima. Quando viene la terza, allora ci si è già abituati alle noodles. Smetti di meravigliarti e cominci ad adattarti, e proprio allora comincia la noodle-phase. Qualcuno la chiama assuefazione.

Una lista, per esempio, all’inizio può consistere di un numero di parole che poi vengono ordinate, numerate, suddivise e raggruppate.

Se realizzo un’idea non devo cominciare dall’inizio, posso deciderne l’ordine degli stadi di esecuzione, per mantenere una certa freschezza lungo tutta la durata dell’impresa. Ecco a questo forse corrisponderebbe la risposta alla domanda sulla possibile elusione della noodle-phase.

Una meta-idea sarebbe di celebrare enfaticamente la “Sacra Noodle-Phase“ – ed anche questo per la signora Haxpluggygax non è un novità.

Se, in media, la fase iniziale e la fase finale sono ispirazione 1/5 inizio e 1/5 fase finale, allora la noodle-phase consiste dei 3/5 centrali, privi di slancio, riassume la signora Haxpluggygax e proprio in questo momento intuisce che questa media statistica non coincide assolutamente con i dati relativi a nessuno di tutti i progetti.

Per la prima volta dubita dell’assioma: “Avrai più idee se qualche volta ne concretizzi una“, visto che le è successo già più volte di cominciare con grande entusiasmo un progetto meraviglioso per poi perseguirlo con mero senso del dovere e di finirlo con la frenesia appunto del concludere. Ad operazione ultimata rimaneva solo un senso di spiacevole vuoto.

O forse i vuoti e le densità nel tempo vanno e vengono completamente indipendenti dai progetti che vi trovano vita? Se fosse così, sicuramente non somiglierebbero a una curva sinusoidale regolare.

“Quale sarebbe il prossimo?“. Non si direbbe molto inerente alla noodle-phase – oppure è possibile che col tempo anche questa sete di conoscere i misteri più profondi della produzione di protocolli, idee, progetti, entri in noodle-phase?

Forse se continui ad accanirti sullo stesso pensiero – quindi le tue macchinazioni interne comprese – potresti rimanere imprigionata nel concetto di noodle-phase?

La signora Haxpluggygax è confusa e questo straniamento le piace.

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