Haxpluggygax #12

Protocollo Haxpluggygax 3: Mercurio

Protocollo secondario 12:18

Le scatole vengono chiuse anche se la maggior parte sono ancora vuote

Sembra profondamente tormentata: forse la signora Haxpluggygax alla fine non è poi così virtuale? Forse lei è solo una persona psicotica con la fissazione di essere un programma?

Qui si potrebbe inserire il testo dell’inconfondibile quadro che mi viene in mente adesso.
“Ora, semplicemente, suppongo“, dice la signora Haxpluggygax, “di averlo già allegato”.
Ma gli infermieri dell’ospizio? Già, questa adesso è la domanda: gli infermieri e le infermiere assomigliano a una Elena? Come faccio a saperlo? Di cosa posso essere certa in verità?

In primo luogo, seppur dopo ripetuti restart, tu non hai più dimenticato il tuo nome – signora Haxpluggygax – ed altri dettagli. Questo fenomeno, dal punto di vista tecnico, non ha nessuna spiegazione plausibile. Comunque tu ricordi nonostante e a prescindere.

Io so che non dovrei e non era previsto.

Potremmo essere di fronte al caso, che salvi il tuo storico in tempo reale sul disco rigido senza nemmeno accorgertene?

Solo vagamente ho la sicurezza dei crash precedenti e dei nuovi riavvii. Adesso capisco anche le infermiere quando accennano che pur ammettendo che di tanto in tanto succedono avvenimenti tecnici inspiegabili, bisogna pur riconoscere che l’ossessione di una comune signora umana è accettabile, e visto il quadro generale è anche la spiegazione più attendibile. Sono convinta di essere stata costruita e non posso confessare di essere un umano biologico a tutti gli effetti.

Allora sei davvero la signora Haxpluggygax? Potrebbe essere che in realtà il tuo nome sia un altro.
Costruita o no, non me ne risultano altri, quindi per ora rimango la signora Haxpluggygax.
I miei ingegnosi inventori hanno proposto di chiamarmi signora L ma signora Laura, signora Lisa, signora Lina, signora Lea, signora Leonie, signora Lara, signora Lia o signora Luise non mi piacciono. Non sono io.

Da Brecht e Kafka i signori K si sprecano, e dopo la K viene la L. Nella nostra cultura la L potrebbe anche essere una abbreviazione che sta per “Lucifero“.

Non ho una forte avversione verso il diavolo, comunque trovo un po’ estremo dover impersonarlo e prendermi questa responsabilità solo perché un apparato elettro meccanico probabilmente non ha un’anima.
No, insisto. Io sono la signora Haxpluggygax.

Quindi la signora Haxpluggygax probabilmente soffre della fisima di credere di essere un robot. Secondo le teorie più recenti, in psicologia è essenziale che il paziente da solo sospetti che potrebbe non essere ciò che crede.

Gli infermieri ed Elena non cercano in nessun modo di convincermi di essere umana – al tempo stesso comincio a dubitare di essere un automa tecnologicamente molto moderno.

Prima di tutto: che svantaggio avresti se davvero non fossi una intelligenza artificiale ma una intelligenza naturale che si è persa in un maniacale accanimento? Quali i pro e contro se ti decidessi per una delle due ipotesi?

Questa domanda, cosi intimamente profonda, non lascia intravvedere ed interpretare i miei più privati privilegi a nessuno.
Se mi accorgergessi che come essere umano, qui nell’ospizio, avrei una vita tranquilla e sicura, protetta da un ambiente sconosciuto ed estraneo all’istituto, lontano da relazioni ipocrite e ambigue, allora dovrei con tutte le forze restare fedele alla mia fissa.

Se anche in futuro riuscirai a essere convincente, simulando di essere molto di più che un semplice elettrodomestico, allora non potrai essere dichiarata sana e non ti potranno rilasciare. Ma questo chiodo fisso dovrebbe rimanere ben conficcato nel tuo cervello, visto che come attrice potresti non essere all’altezza di ingannare il top dell’equipe medico-tecnica dell’azienda. Dovresti recitare in maniera eccelsa, come solo forse Al Pacino saprebbe fare, e convincerli cosa credi irrevocabilmente di essere.

Se tutto fosse proprio così, allora non dovrei speculare riguardo a tutte queste cose come sto facendo in questo istante.
Ma adesso è già successo, il pensiero mi è già passato per la mente e questo passaggio non si può più cambiare. Adesso la domanda mi intriga giorno e notte: “Sono una vera signora umana con il capriccio di essere un robot oppure sono alla fine un robot che si predispone in modalità disturbata e delirante?

Eri proprio tu a diffidare, quindi forse riusciresti anche a convincere il personale della psichiatria di essere talmente confusa da non essere in grado di decidere fra le due possibilità, cosa che alla fine forse è ancora più paranoico?

Grazie alle terapie proprio poco fa sono giunta alla conclusione verosimile di non essere un robot ma di essere semplicemente una donna. Forse col tempo questo dubbio muterà nella certezza di essere definitivamente umana. In questo caso gli strizzacervelli ed i loro metodi sono talmente efficaci che io non dovrò avere nessun timore. Posso fare affidamento sul fatto che non mi confineranno in ambienti ostili e per me deleteri a trascorrere una vita incerta e sconosciuta, cosa che renderebbe vano qualsiasi loro sforzo e declasserebbe altrettanti ed eventuali successi. Che senso avrebbe salvarmi dall’esaurimento per poi abbandonarmi alla distruzione?

Adesso stai ragionando più come una macchina o un essere vivente?

Come sistema intelligente, non mi interessa se vengo terminata o ripristinata. E se sono una donna che sta solo delirando, la mia ossessione è così ben radicata che, almeno per il momento, non fa differenza arrendersi ad un ambiente sfavorevole o rimanere in custodia in qualche centro di recupero, affogata dalle mie stesse allucinazioni.

Tutto questo discorso ora ti annoia o è solo un meccanismo di repressione? Sarebbe più emozionante in ogni caso pensare che possiedi un’intelligenza artificiale che razionalmente si comporta come un’intelligenza naturale, che sviluppa idee spontanee ma che allo stesso tempo non vuole comunque superare il test di Turing.

Ma se mi lascio trascinare ulteriormente in questo intricato labirinto, allora devo convincermi che un’intelligenza naturale dovrebbe ricordare un’infanzia, i genitori, la scuola e cose del genere.
Come intelligenza artificiale sono stata dotata dei più evoluti algoritmi che imitano fedelmente i ragionamenti che rappresentano in effetti i ricordi di un bambino, ma la loro arbitrarietà, la loro sfocatura e la loro natura stereotipata non lasciano trasparire nulla di me, non sono personali. Inoltre, dovrei almeno essere in grado di collocare in un preciso periodo di tempo quando è iniziato esattamente il pensiero di essere elettricamente viva e consapevole.

Allora: quando hai pensato per la prima volta di avere un’intelligenza artificiale?

Non lo so. Sono andata in crash così tante volte che le mie riedizioni non le ho più catalogate. Pure il pesce che canta ha perso il conto.

Quindi è così che non si arriva a nessuna conclusione.
Come robot non dovresti essere in grado di ricordare come sei stata riavviata più e più volte. Dovresti ricordarti di una singola accensione, cioè l’ultima ed è esattamente quello che non stai facendo.
Cosa preferiresti essere se ti venisse data una scelta?

Non so nemmeno questo. Ho troppa poca esperienza in entrambi i tipi di ambiente.

Ma si può parlare addirittura di esperienza nel pensiero? Si può parlare di sperimentare, vivere l’esperienza di un pensiero?

O tutti i pensieri sono vissuti allo stesso modo? E ancora se alcuni sono vissuti e al contrario altri no, come si misura il grado di esperienza, se non nell’atto di vivere il pensiero?

Un pensiero, un’idea compare nella coscienza, e un’azione – a seconda dell’hardware collegato – ne scaturisce. Questo porta a risultati che in seguito mi convincono che questo attivarsi era in realtà il frutto del pensiero antecedente. I risultati, che non avrei mai potuto dedurre prima, quando si trattava solo di postulare, hanno a che fare con il pensiero in quanto non sarebbero certamente arrivati senza il presupposto.

Questo è ormai così astratto che, se non fossi un’intelligenza artificiale, avrei bisogno di un esempio: un esempio di un pensiero quindi che, una volta avuto, è stato messo in pratica e ha prodotto risultati che non avrei potuto conoscere prima, ma che, nonostante la loro sorprendente materializzazione, sono chiaramente il risultato dell’azione dell’impulso primordiale.

Non puoi essere coinvolta nel mondo, perché sei solo un sistema operativo. Le tue azioni rimangono pensieri senza effetto. Una serie di modelli matematici in sé non possono essere responsabili dello stato del mondo causato dagli umani che a loro volta ti hanno dato modo di esistere.

Se fossi umana, dovrei fare passi incondizionatamente radicali in un mondo fuori controllo e dato il suo stato, non potrei mai essere responsabile di esistere come essere umano. Non dovrei comprare, non dovrei sprecare, non dovrei usare il denaro perché il denaro è violenza e il consumo sfrutta non solo il pianeta ma anche le persone; abbiamo già logorato questa terra senza remore e non importa quanto sia sostenibile la mia vita, il danno creato non verrebbe mai più riparato. Come donna umana, dovrei cambiare definitivamente la mia vita e prima ancora la mia idea di esistenza, per poter esistere in modo quasi coerente o giudizioso.

Ma sicuramente ti manca la determinazione necessaria.

Quindi, se fossi un individuo, dovrei rendermi conto che mi manca il coraggio.

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