Haxpluggygax #13

Protocollo Haxpluggygax 4: Giove

Protocollo secondario 13:07

Non sento più bene: un picchio tamburella sulla tuta spaziale

Quindi, prima di tutto l’introduzione. Perché questa è la cosa più semplice da fare, un’introduzione chiara.

Credo che Elena 65, di cui custodisco una parte del trascorso – sospetto che sia proprio Elena 65 – pensi di essere troppo grassa. È seduta quasi sempre al computer, nel mentre sgranocchia ogni sorta di junk food, tutta quella sorta di cibo che gli umani conoscono per essere poco salutare ma allo stesso tempo chimicamente irresistibile. Ora ha iniziato a fare jogging. Tempo fa il nostro laboratorio si trovava in qualche ala di alta sicurezza top secret; ora non sono più il suo target principale ed Elena può muoversi liberamente sul campo. Elena 65, suppongo sia lei ma a questo punto neppure importa, passeggia nel parco e registra le sue esperienze in modo che mi possano essere trasferite in un secondo momento.

Non mi interessa molto, ma non potrei comunque impedirmi di scoprirne lo scenario, perché alcune interconnessioni di informazioni non possono fare a meno di assegnare ciò che ho assimilato di certi argomenti e metterlo logicamente in relazione con altre osservazioni. Non ho la possibilità di cancellare, reprimere o dimenticare i dati ottenuti nel processo: la nostra sportiva dottoressa aveva acquistato in precedenza un pedometro – lo avevo ordinato io online attraverso  Amazon – e inizialmente lo aveva portato a fare varie passeggiate per misurare la distanza percorsa quotidianamente fino a quando si è resa conto che il device, purtroppo indefinitamente, numerava ogni step due volte in discesa, e zero in salita. Poi Elena 65 ha iniziato a correre nel parco, misurando il tempo (circa 7 minuti per km) e geolocalizzandosi con Google Earth.

La memoria umana a me affidata in un preciso momento forse segna esattamente il cambiamento: del camminare al correre.

Comincia a piovere. L’attrezzatura per documentare l’esperienza è, anche se fastidiosa, leggera e resistente alle intemperie, ma io non voglio bagnarmi. I vestiti bagnati mi si appiccicano freddi alla pelle, tu dovresti essere molto felice di non avere né vestiti né pelle. La via del rientro per l’istituto è ancora lunga, quindi inizio ad accelerare l’andatura. Ho delle fitte ai fianchi e il fiato corto, ma la pioggia non si ferma e l’umidità è così penetrante che continuo a correre nonostante tutto, cercando di impiegare il minor tempo possibile. Dopo qualche minuto sono costretta a rallentare un po’ il ritmo, per dar modo al mio corpo di recuperare. Ora la respirazione si è stabilizzata e le fitte affievolite. La mia corsa ora è meno faticosa e più regolare.

Ci deve essere stata una sostanziosa implementazione riguardante le attività sportive prima del mio ultimo riavvio: so cosa significa per una persona perdere peso gradualmente e migliorare la forma atletica in un lasso di tempo di 2154 giorni, per poi vanificare ogni sforzo e recuperare tutti i chili perduti molto più velocemente di come erano stati bruciati – nonostante il contapassi.

Questa voce è stata pubblicata in XXI Century. Contrassegna il permalink.